Una volta smaltita la sbornia elettorale per la vittoria del No, è l’ora di considerare seriamente gli scenari aperti con i due decreti sicurezza e gli spazi di pratica del conflitto.
Non vi è alcun dubbio, ed anzi le relazioni di accompagnamento lo hanno ben precisato, che i decreti sicurezza non hanno lo scopo di rispondere alla domanda di sicurezza pubblica.
In oltre decine e decine di convegni e di articoli, si è tentato di precisare che l’esigenza di sicurezza dovrebbe essere declinata rispondendo ai bisogni reali delle persone: casa, lavoro, sanità, istruzione, tutela dell’ambiente, riconoscimento ed aiuto alle fragilità, riconoscimento del diritto costituzionale ad un’esistenza libera e dignitosa.
La creazione di nuove fattispecie penali che coinvolgono militanti politici e sindacali, non appaiono né tra le priorità del paese, né tra le risposte ad eventuali richieste di repressione della micro e macro criminalità.
La richiesta di scegliere seccamente tra un sì ed un no, ad analizzarla nell’ottica del voto giovanile, si profila come una richiesta di futuro diverso, un rifiuto di quanto sin ora espresso dalle politiche che li hanno riguardati, un nuovo punto di partenza.
Leggere con una sola lente il risultato elettorale, solo incidentalmente riguardante il CSM, si profila come uno sbaglio perché quel secco NO rappresenta diversi significati, a seconda dell’elettor3, della sua fascia di età, della sua provenienza sociale, del suo bisogno di un futuro meno incerto.
Le piazze di settembre, ottobre e da ultimo di gennaio 2026, hanno visto protagonist3 associazioni e soggettività dalle più diverse provenienze, che, senza alcun bisogno di essere sospinte, si sono unite nel ribadire un dissenso forte e profondo nei confronti dell’intero sistema politico.
Con la vittoria del NO il popolo fa effettivamente un salto senza precedenti, e si trova con i piedi ben piantati su di un nuovo terreno.
Al contrario le politiche di destra, della sicurezza, delle guerre, e degli accordi tra politica e criminalità organizzata stanno saltando nel buio: un nuovo magma in cui i riferimenti precedenti si annullano. Restano senza la forza delle manipolazioni veicolate dai media totalmente controllati, restano in balia delle sanzioni da pagare, alla luce del rinnovato potere di una magistratura non asservita, restano senza la necessaria autorevolezza per andare avanti lungo la strada tracciata dai decreti sicurezza.
In questo momento sul tavolo ci sono enormi sbagli nelle politiche nazionali, dal referendum alle strette repressive, ed ulteriori drammatici errori nella politica di sostegno agli Usa ed Israele, bocciata sonoramente dalle piazze dell’autunno.
Perché una cosa è certa: se uno Stato inserisce in un decreto sicurezza, come quello del 24.02.2026 la possibilità di eseguire in fermo fino a 12 ore di soggetti pericolosi, in occasione delle manifestazioni, deve anche averla la forza di detenere cittadini liberi in assenza di reati.
Ed io tutta questa forza, oggi non la vedo.

