Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale dell’ONU vota la Risoluzione 181, per dividere la Palestina sotto mandato britannico in due stati e porre Gerusalemme sotto controllo internazionale. Il piano, che assegna alla popolazione ebraica una quota di territorio sproporzionata rispetto al suo peso demografico e fondiario, viene approvato nonostante il rifiuto dei rappresentanti arabi.
Nel frattempo, la decisione di New York arriva su una società palestinese già logorata dalla repressione britannica della rivolta anticoloniale del 1936-39. Al contrario la Haganah, nucleo del futuro esercito israeliano, riceve addestramento muovendosi dentro il quadro coloniale di controinsurrezione costruito dagli inglesi. Questa convergenza continuerà fino al ritiro ufficiale del Mandato, che si chiude il 15 maggio 1948.
All’indomani della risoluzione dell’ONU, approfittando della dissoluzione delle strutture mandatarie, gruppi paramilitari sionisti come Irgun e Lehi iniziano ad attaccare centri urbani e villaggi palestinesi. Il massacro di Deir Yassin, il 9 aprile 1948, diventa il simbolo della violenza della Nakba e della funzione strategica del terrore nel provocare la fuga della popolazione indigena.
Quando il 14 maggio 1948 viene proclamato lo Stato di Israele, centinaia di migliaia di palestinesi sono già in fuga o espulsi. Gli stati arabi vicini intervengono militarmente ma la guerra non prende mai la forma di un’azione araba coordinata in difesa della Palestina, prevalgono invece interessi nazionali distinti, rivalità regionali e calcoli politici. Alla firma dell’armistizio, nel Febbraio 1949, sono più di 700.000 i palestinesi cacciati o costretti a fuggire dalle proprie case. I profughi si disperdono tra i campi di Gaza, allora sotto controllo egiziano, della Giordania, del Libano e della Siria, portando spesso con sé le chiavi delle case abbandonate, simbolo materiale del ritorno negato.
La Nakba non è un episodio chiuso nel 1948, ma l’esito di un progetto di insediamento che mira a costruire sulla terra palestinese una maggioranza ebraica attraverso il controllo e la rimozione della popolazione araba indigena. Per questo si può parlare di al-nakba al-mustamirra, la Nakba in corso, per sottolineare come la pulizia etnica della Palestina storica continui fino ai giorni nostri.

