Domenica 22 novembre, ore 15.00 · Ex Centrale, Bologna
Promuovono: Actamedia & Glomeda
Lo scorso 6 giugno si è tenuto a Fano un Laboratorio Politico chiamato “La guerra che trasforma”, a partire da cui negli scorsi mesi abbiamo ragionato sulla necessità di un nuovo Laboratorio, per continuare una riflessione collettiva sulla congiuntura attuale. Nelle ultime settimane, il contesto politico è rapidamente mutato, con il diffondersi delle mobilitazioni contro il caro vita che stanno riaccendendo le piazze dopo il Blocchiamo tutto dello scorso autunno – in una dinamica che, pur con dimensioni differenti, caratterizza numerosi paesi. Eppure, ora più di prima, ci sembra che uno spazio di discussione, franchezza e operatività possa costituire un utile orizzonte per le settimane che verranno. Ci interessa qualificare davvero la dimensione laboratoriale. Non un comizio “sul movimento”, né un seminario “parallelo al movimento”, non una “assemblea di movimento” o altre formule note – e non funzionanti. Vorremmo sperimentare la possibilità di far intrecciare sguardi e domande rivolte a come definire una proposta di nuova postura militante nel muoversi del presente intorno a noi. Per questo invitiamo realtà di lotta e persone interessate a venire a Bologna il prossimo 22 novembre.
La guerra sembra occupare ogni discorso e allo stesso tempo sfuggire alle parole con cui proviamo a descriverla. La riconosciamo nei droni, nelle bombe, nelle vite spezzate, ma anche nell’aumento del costo della vita, nello smantellamento del welfare e nel trasferimento di fondi, lavoro, ricerca e tecnologie verso la produzione bellica. Trasformazioni che attraversano appieno i territori in cui viviamo e lottiamo, non “conflitti lontani”, e che, proprio nelle ultime settimane, hanno aperto uno spazio di soggettivazione politica massificata e inedita, con espressioni di piazza qualitativamente significative contro le ripercussioni materiali della guerra “qui”.
Al netto della pesante assenza in questi anni di un movimento autonomo contro la guerra in grado di coagulare tali sentimenti sociali e popolari in istanza di contrapposizione, oggi viviamo una fase di accelerazione del rifiuto di massa rispetto allo stato di impoverimento derivato proprio dall’escalation bellica. Sorge dunque la fatidica domanda: che fare? Non che negli ultimi anni siano mancate resistenze e conflitti, dall’eruzione del Blocchiamo tutto e le piazze della Palestina globale, così come un tessuto di lotte territoriali, giovanili, antirazziste, sul welfare. Ma come possiamo tenere insieme la portata generale dei regimi di guerra e la concretezza delle lotte che già esistono, all’interno di un contesto di grande disponibilità alla piazza? Siamo di fonte a un doppio rischio, perché se ci fermiamo ai singoli ambiti di intervento rischiamo di non vedere ciò che li collega, ma al contempo se ci limitiamo a denunciare l’escalation bellica rischiamo di non capire dove e come intervenire. È da questa difficoltà, e dalla necessità di affrontarla insieme, che nasce la proposta di un Laboratorio politico.
Immaginiamo questo appuntamento in continuità con l’iniziativa “La guerra che trasforma” tenutasi a Fano lo scorso 6 giugno, a partire da quella che sentiamo come una necessità politica di discutere in modo franco e al di là degli steccati esistenti tra compagne e compagni. Pensiamo infatti che guerra e riarmo siano uno spartiacque che sta ridefinendo in profondità le correnti di divisione e amicizia politica che attraversano le società, in modi probabilmente ancora non chiari, ma sui quali è possibile scommettere.
Per questi motivi stiamo invitando realtà politiche, sociali e territoriali a questo appuntamento bolognese, per mettere in comune analisi, esperienze, dubbi e proposte. In che modo la guerra riorganizza risorse, lavoro e condizioni di vita? Quali suoi ingranaggi possiamo riconoscere nei nostri territori? E quali possibilità di iniziativa comune si aprono tra lotte che oggi procedono spesso separate?
Non pensiamo ovviamente che un incontro possa dare risposte definitive, ma pensiamo sia importante costruire dialogo tra divere esperienze e lo immaginiamo come un momento per orientarci insieme, formulare ipotesi di intervento e condividere una discussione orientata ad aprire nuovi spazi di possibilità al conflitto e all’iniziativa politica.
Struttura della giornata
Ore 15: ritrovo
Ore 15.30: prospettive territoriali di contrapposizione alla guerra
Ore 17: pausa
Ore 17.30: tavola rotonda assembleare “La fase e noi”: limiti, potenzialità, ipotesi e spunti di iniziativa politica

