Fine settembre 2025, un anno fa.
Dopo l’omicidio di Charlie Kirk, Trump firma un ordine esecutivo con cui dichiara gli Antifa statunitensi “organizzazione terroristica interna”. Nella vaghezza del provvedimento (Antifa ovviamente non è un’organizzazione strutturata ma un modo di connotarsi), persino le parrocchie che protestano contro l’ICE e le deportazioni potrebbero essere considerate terroriste. Ma, si sa, più larga è l’etichetta, più facile è la repressione del dissenso.
Il governo Usa, però, non si è fermato qui. In piena logica imperiale ha voluto estendere la propria lotta all’antifascismo ai Paesi alleati. Così ha indetto un vertice internazionale e cominciato a designare come “organizzazione terroristiche” collettivi e gruppi che agiscono anche nel resto del mondo.
Il Washington Post ha rivelato che, nei mesi scorsi, dagli Stati uniti sarebbero arrivate diverse richieste di informazioni ad agenzie investigative di vari Paesi su organizzazioni politiche e collettivi che operano al loro interno.
Il governo italiano non ha detto se in Italia sono arrivate richieste dagli Usa per avere maggiori informazioni su Autistici/Inventati, il collettivo di hacktivisti italiani che mette a disposizione gratuitamente servizi online improntati alla privacy.
Tuttavia ieri quel collettivo è stato bollato dal governo Usa come “organizzazione terroristica” e sanzionato per il semplice fatto che i suoi server ospitano blog di collettivi antifascisti statunitensi. Tralasciando il fatto che evidentemente l’antifascismo non è terrorismo, pensiamo alla logica di fondo: è come se un mafioso aprisse un account gmail e il governo italiano bollasse come organizzazione mafiosa Google!
La realtà è che si sta cercando di sanzionare le forme di comunicazione indipendente e improntate alla privacy, quelle che agiscono al di fuori delle piattaforme governate dalle multinazionali e consentono ai movimenti di avere un’infrastruttura comunicativa indipendente, sicura e libera. Il vero obiettivo delle sanzioni ad A/I è impedire che ci sia una libera circolazione delle informazioni, recintare queste ultime nel perimetro delle piattaforme commerciali di Big Tech, controllabili dai governi e inclini alla censura.
Di seguito il comunicato del collettivo.
Oggi abbiamo appreso che il governo degli Stati Uniti ha deciso di inserire un piccolo collettivo di volontari e attivisti digitali italiani nell’elenco delle organizzazioni terroristiche mondiali meritevoli di sanzioni, come si può leggere nelle dichiarazioni del Dipartimento del Tesoro, in quelle del Dipartimento di Stato e nel relativo Ordine Esecutivo emesso.
Noi respingiamo al mittente tutte le accuse presentate in tali dichiarazioni e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivist*, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente.
Non ci fermeremo e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, opponendoci in ogni modo alle accuse false costruite da un’amministrazione politicamente disperata che ha il solo scopo di distrarre le persone e i media dalla propria violenza e dal proprio desiderio di guerra.
L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità.
Collettivo Autistici / Inventati — “Socializzare saperi senza fondare poteri”
Stay human
