Comunicato della Rete di resistenza legale

Rilanciamo e supportiamo il comunicato della Rete di resistenza legale nata nel marzo 2026, formata da circa cento avvocati/e. Il gruppo mira a contrastare la repressione del dissenso e l’uso del diritto penale contro attivisti e movimenti sociali, promossa a seguito dei nuovi “decreti sicurezza” del Governo Meloni, soprattutto nell’ambito delle manifestazioni in solidarietà del popolo Palestinese, ma più in generale intrecciando la difesa di lotte e vertenze degli ultimi anni su tutto il territorio nazionale.

Il sequestro in acque internazionali di Thiago Avila e Saif Abukeshek, attivisti della Global Sumud Flotilla prelevati con la forza dalla nave italiana Eros 1, configura una violazione flagrante della giurisdizione nazionale, ai sensi dell’ art. 4 Cod. Nav. e dell’art. 4 c.p., e integra il delitto di sequestro di persona aggravato, reato permanente e procedibile d’ufficio.
La detenzione in regime di incomunicabilità, già prorogata fino a domenica 8 maggio, espone i due attivisti (che sono in sciopero della fame) a trattamenti inumani, in palese contrasto con gli artt. 2 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’Italia, Stato di bandiera della nave su cui viaggiavano i due attivisti, aveva obblighi positivi di protezione a cui non ha adempiuto: il silenzio e l’inerzia istituzionali rappresentano non solo complicità politica, ma potrebbero tradursi anche in responsabilità per omissione, ai sensi dell’art. 40 co. 2 c.p., per non aver protetto l’imbarcazione e il suo equipaggio.
Per questo riteniamo indispensabile:

  • l’attivazione immediata di ogni strumento diplomatico e giudiziario per il rilascio di Thiago e Saif;
  • la garanzia di incolumità per le imbarcazioni ancora in rotta verso Gaza per il completamento della missione umanitaria;
  • la sospensione di ogni rapporto commerciale e di collaborazione con lo Stato di Israele;
  • l’agevolazione dell’uscita da Gaza delle persone palestinesi su
    loro richiesta, come impone l’art. 10 co. 3 Cost.;
    Chiediamo con forza:
  • alla Procura di Roma di dar immediato corso all’esposto che le avvocate e gli avvocati della Sumud Flotilla hanno presentato;
  • al Ministro della Giustizia, come previsto dall’art. 8 c.p., di richiedere alla stessa Procura di procedere anche per tutti i reati relativi e connessi al sequestro di cittadini italiani presenti su imbarcazioni non battenti bandiera italiana, in quanto delitti politici commessi all’estero.

Il diritto internazionale e la Costituzione non si applicano a geometria variabile:l’Italia deve agire subito, prima che il silenzio diventi complicità strutturale nell’impunità.