Di Laboratorio Crash! e Collettivo Universitario Autonomo
Contro decine di daspo, denunce e misure cautelari: il 4 novembre accompagnamento collettivo all’interrogatorio di garanzia
Un continuo. Da due mesi a questa parte stiamo assistendo in maniera letterale ad una corsa sfrenata del Ministero degli Interni e della Questura di Bologna nel notificare misure repressive di tutti i tipi. In questo clima generale, sono arrivati più di 94 atti giudiziari a compagne e compagni autonome per i picchi di lotta che hanno caratterizzato la vita politica di Bologna nell’ultimo anno e mezzo, dalle proteste per gli omicidi di Ramy e Fakir al Blocchiamo tutto della Palestina Globale, dalle lotte contro la privatizzazione della zona universitaria alle mobilitazioni antifasciste in Bolognina. Si va al ritmo di avvisi orali di pericolosità sociale elargiti come se fossero biscotti, daspo da ogni zona della città, una profusione di multe e denunce anche solo per aver camminato in più di tre insieme nella stessa strada, fino ad arrivare a varie richieste di misure cautelari.
Il 4 novembre prossimo in Tribunale si deciderà della prima tranche di uno di questi tanti filoni processuali. C’è la volontà di buttare fuori da Bologna, tramite divieto di dimora, quindici giovani e precarie ritenute colpevoli di essersi opposte ad un omicidio di Stato. Perché oggi si tenta di far diventare criminale anche l’umanità, quell’umanità che il 20 luglio ci ha portate in migliaia a pretendere verità e giustizia per Abderrahim Fakir. Ma di cosa dovremmo vergognarci? Di aver alzato la voce mentre eravate intenti a insabbiare l’ennesimo abuso di polizia, l’ennesimo agguato razzista?
Se pensate di spaventarci o di fermare le lotte, state facendo male i conti. Giorno dopo giorno, qui sotto si consolida la forza collettiva, il coraggio sociale, la rabbia per l’imposizione di una vita fatta di miseria e guerre. Non basterá qualche vile attacco per bloccare questo fiume in piena. Siete all’ottavo Decreto Sicurezza e, ironia della sorte, a forza di prometterci repressione, questa sta cessando di essere uno spauracchio tra la gente, ma anzi i movimenti stanno montando. La repressione è un fatto, esiste tanto nelle piazze quanto dopo, quanto anche prima degli stessi cortei che vi affrettate a vietare. Un fatto su cui noi e tante altre siamo disposte a fare i conti, a testa alta.
Il 4 novembre accompagnamo tutte insieme Alice, Clara, Thomas, Ulisse e le altre imputate, davanti al tribunale di Bologna, alle 10.00 in via D’Azeglio 56, contro la richiesta di misure cautelari e divieto di dimora. Stanno provando a colpire tante compagne e compagni che con generosità hanno sostenuto le lotte e i conflitti sociali bolognesi, dimostriamo con rabbia e con un sorriso sprezzante che non ci fermeranno, nella consapevolezza che se siamo unite, possiamo rispondere ai loro attacchi, alle loro intimidazioni.
Perché se toccano una, toccano tutte!

