Dialogo con il collettivo Autistici/Inventati

“Pensiamo che sia in ballo una idea di rete Internet come spazio libero di confronto e discussione, che forse è un po’ antiquata ma evidentemente sempre più necessaria. Una rete in cui non per forza ogni interazione viene analizzata da un algoritmo e monetizzata. Una rete orizzontale e non chiusa in tanti recinti commerciali, in cui sorveglianza di massa e manipolazione del consenso sono la base su cui si sviluppano le interazioni tra gli utenti. Una rete Internet che è strumento di emancipazione e di liberazione, non di controllo e repressione.”

Un po’ “antiquata” dicono, rispondendo a una nostra domanda su quali fossero le reali intenzioni del governo statunitense che li ha dichiarati “organizzazione terroristica”, sanzionandoli, quell* del collettivo Autistici/Inventati a proposito dell’idea di rete che vorrebbero difendere. E, in effetti, a scavare, quell’idea è alla base delle pratiche di hactivismo e mediattivismo, a livello italiano e internazionale, già dalla fine degli anni Ottanta, quando il web non esisteva ancora e nacquero, sotto forma di BBS, le prime reti telematiche alternative. Richiama alcune riflessioni di Primo Moroni quanto dicono e, non a caso, proprio con una frase di Primo Moroni si chiude il loro primo comunicato, pubblicato sul blog a ridosso della decisione degli Stati uniti: “Socializzare saperi senza fondare poteri.”

A questo, fin dalle origini, il collettivo si è dedicato e questo – assicurano – sarà quanto continueranno a fare:

“Come abbiamo scritto, fin da subito, siamo intenzionati a resistere fino a quando sarà possibile. Pensiamo sia chiaro a tutti che le soluzioni tecniche, per quanto importanti, non saranno risolutive: è necessaria invece una campagna di sostegno affinché il nostro caso diventi non un precedente di repressione ma un esempio di difesa di una rete Internet libera. Per fortuna abbiamo da giorni un continuo flusso di persone e gruppi che ci mandano la loro solidarietà e ci chiedono se e come possono aiutarci.”

In queste ore – dicono – stanno ricevendo una solidarietà ampia, che coinvolge trasversalmente settori di movimento e pezzi della Sinistra istituzionale italiana. Con A/I non si può che simpatizzare, e non solo perché mette a disposizione strumenti di rete indispensabili, gratuitamente e pensandoli orientati alla privacy. Lo fai perché sono un collettivo di cazzon*, ma con elevate competenze tecniche. Questa doppia anima si manifesta sin dalle origini, quando fu costruito il primo server, Paranoia, da coloro che poi sarebbero diventati Autistici/Inventati.

A molti la storia è nota: Inventati (o Sgamati), un collettivo che si occupava di controinformazione, editoria e comunicazione di Firenze invia, nel novembre del 2000, una mail criptata ad Autistici, collettivo di smanettoni milanesi che hanno sede nel LOA del Deposito Bulk. Ne segue uno scambio segretissimo di messaggi su luoghi dell’appuntamento, come riconoscersi, ecc. Alla data prefissata, però, i fiorentini arrivano a Milano con due ore di ritardo, strombazzando davanti al Bulk dalla macchina scassata di uno di loro e lasciando sbigottite le guardie che controllavano lo spazio. È la prima riunione di A/I, il collettivo nasce così.

Da allora la storia del collettivo è stata attraversata da diverse vicende giudiziarie, dalle quali è sempre uscito immune, fino ad arrivare al 26 agosto 2026 e alla decisione del governo statunitense.

Il 28 agosto i servizi di A/I vanno offline e, proprio da quanto è successo quel giorno, parte la nostra intervista al collettivo.

Cosa è successo il 28 agosto?

Il 28 agosto si sono intrecciati due problemi tecnici. Da un lato è stato sospeso il dominio autistici.org: questo ha provocato che tutti i nostri servizi, incluso noblogs.org, fossero irrangiungibili per qualche ora. Nel mentre che il collettivo lavorava per risolvere questa interruzione, è avvenuta una intrusione informatica alla piattaforma noblogs.org, dovuta molto probabilmente ad una vulnerabilità del software che usiamo per fornire il servizio. È stato effettutato un cosiddetto defacing, ovvero è stata cambiata la homepage di noblogs.org, rivendicando l’intrusione. È possibile che chi ha avuto accesso al servizio possa avere avuto accesso anche alla lista di email e password cifrate dei gestori dei blogs, mentre non ci sono indirizzi IP conservati sui server che possono identificare chi legge o chi scrive. Come risposta di emergenza abbiamo ripristrinato noblogs.org in modalità di sola lettura, e stiamo lavorando per riabilitare la pubblicazione dei blog garantendo la sicurezza che riteniamo essenziale.

Pensate possa esserci il governo Usa dietro l’attacco o è riconducibile a settori del mondo Maga?

Non abbiamo elementi per rispondere a questa domanda.

inventati.org, invece, in quelle ore era online, adesso tutti i servizi sono spostati lì. Potrebbe subire la stessa sorte?

Purtroppo si. Nessuno ci ha comunicato nulla riguardo alla sospensione del dominio autistici.org, quindi non abbiamo elementi per sapere cosa succederà in futuro. Anche gli altri domini che gestiamo che sono di tipo .org e quindi controllati da un Ente che ha sede in USA potrebbero essere sospesi, ma non sappiamo né se succederà né quando.

In Italia e in Europa che conseguenze potrebbe avere il provvedimento statunitense? Pensi che il governo italiano ne fosse informato?

Una delle conseguenze immediate del provvedimento statunitense che stiamo affrontando è il rischio che il nostro conto bancario in Italia venga congelato. Questo in realtà non è un automatismo, ma è dovuto al rischio delle cosiddette sanzioni secondarie a cui si espongono gli istituti finanziari. È una battaglia complicata ma importante, che porteremo avanti nelle prossime settimane.

Non abbiamo altre notizie riguardo le reazioni istituzionali se non quelle apparse sulla stampa. Speriamo che le interrogazioni parlamentari, italiane ed europee, che sono state annunciate vengano portate avanti, e che allarghino il sostegno alle attività di Autistici/Inventati e alla libertà di espressione in rete.

In questi giorni i quotidiani di destra e Fratelli d’Italia si sono scatenati contro di voi, pubblicando i nomi dei membri dell’associazione e accanendosi soprattutto su di uno. Vi sembra sia l’inizio di un tentativo di criminalizzarvi anche in Italia e in Europa? Come rispondete a queste accuse?

Rigettiamo tutte le accuse che ci vengono mosse. Rivendichiamo il nostro operato e ricordiamo che nessun procedimento a nostro carico è stato portato avanti né in Italia, né in Europa, né negli USA. In Italia siamo una entità, almeno al momento, completamente legale e quindi di conseguenza lo siamo anche in Europa. Negli anni abbiamo ricevuto alcune richieste delle autorità, sia italiane che estere, alle quali abbiamo sempre risposto dentro i margini che ci permette la legge. Per quello che riguarda gli attacchi personali preferiamo, per ovvi motivi, non rispondere.

È abbastanza curioso che, invece che criticare gli Usa per aver sanzionato un collettivo in Europa perfettamente legale, questa gente si schieri sulla stessa linea del governo statunitense. L’Italia è ormai uno stato satellite?

Non è una novità che ci sia un coordinamento tra i movimenti di estrema destra a livello internazionale, e che molti di questi movimenti in Europa abbiano visto nel governo Trump una sponda. D’altra parte crediamo che questa questione sia molto più grande del nostro piccolo collettivo: mette in discussione l’idea di una rete Internet che non è completamente nelle mani delle grandi aziende. Il rischio, al di là di cosa possa succedere al nostro progetto, è che questo diventi un precedente per silenziare e criminalizzare qualsiasi forma di presenza in rete che non passi dal controllo di una manciata di piattaforme commerciali.