Proponiamo la traduzione di un articolo di Cai Fang, pubblicato su Study Times, che tratta le tematiche dell’intelligenza artificiale, del salario vitale e del reddito universale.
Traduzione di Silvia Greco
Nelle “Due Sessioni” nazionali del 2026, durante la discussione con la delegazione del Jiangsu, il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato:
«Dobbiamo comprendere con precisione le nuove aspettative del popolo per una vita migliore e le nuove caratteristiche del lavoro riguardante il benessere sociale nelle nuove condizioni; dobbiamo rispondere attivamente a questioni su come realizzare un’occupazione piena e di alta qualità, come aumentare il reddito dei residenti urbani e rurali e come elevare ulteriormente il livello dei servizi pubblici di base e della sicurezza sociale, esplorando percorsi efficaci per promuovere la prosperità comune di tutto il popolo.»
L’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione rappresenta proprio una delle nuove sfide che la Cina deve affrontare nel processo di modernizzazione, occupando una posizione centrale tra le numerose nuove questioni riguardanti il benessere della popolazione.
Lo sviluppo e l’applicazione dell’intelligenza artificiale costituiscono il potente motore della nuova rivoluzione scientifico-tecnologica e della trasformazione industriale, una via d’uscita per superare i vincoli imposti dalla disponibilità delle risorse e dall’efficienza della loro allocazione, e un punto culminante dell’innovazione scientifica e tecnologica che la Cina deve conquistare.
Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale possiede una natura a doppio taglio: da un lato aumenta in modo significativo la produttività del lavoro, dall’altro può provocare un impatto negativo sull’occupazione. Le caratteristiche tecniche intrinseche dell’intelligenza artificiale dipendono, in sostanza, dai principi e dall’orientamento perseguiti nella ricerca e nello sviluppo.
Di fronte all’acuirsi delle contraddizioni strutturali del mercato del lavoro, occorre guidare l’intelligenza artificiale affinché si conformi a standard predefiniti, affrontando la questione in modo proattivo ed eliminandone gli effetti negativi. Ciò richiede l’elaborazione di un aggiornamento delle politiche attive per l’occupazione, il rafforzamento della protezione dei diritti dei lavoratori da parte delle istituzioni del mercato del lavoro e il consolidamento del carattere fondamentale, universale e di garanzia del sistema di sicurezza sociale.
Rispondere adeguatamente alle questioni riguardanti il benessere della popolazione e affrontare una serie di sfide senza precedenti costituisce proprio la garanzia di uno sviluppo continuo e sano dell’intelligenza artificiale, producendo l’effetto positivo di un’intelligenza orientata al bene e a beneficio della società.
L’intelligenza artificiale accentua le contraddizioni strutturali dell’occupazione
I modelli linguistici di grandi dimensioni, che si susseguono senza sosta e vengono aggiornati con estrema rapidità, hanno già raggiunto un livello medio di competenze in numerose professioni impiegatizie, comportando sostituzioni dei gruppi con competenze insufficiente, in particolare i giovani lavoratori che possiedono soltanto competenze di base e i lavoratori più anziani che affrontano il divario digitale.
Con il rapido progresso dell’intelligenza artificiale, il suo impatto sull’occupazione è destinato ad aumentare e si manifesterà principalmente in due forme.
Da un lato, i modelli di intelligenza artificiale evolveranno nella direzione dell’intelligenza artificiale generale; le competenze da essi padroneggiate si estenderanno a un numero sempre maggiore di settori e di professioni fondati sulle capacità cognitive. Gli effetti colpiranno progressivamente non solo le competenze medie, ma anche quelle di livello più elevato, determinando una sostituzione completa dell’occupazione impiegatizia.
Dall’altro lato, il potenziamento di robot e agenti intelligenti mediante l’intelligenza artificiale costituirà la successiva e inarrestabile ondata di innovazione rivoluzionaria. Anche la sostituzione su larga scala dei lavori manuali, cioè del lavoro operaio, rappresenterà una tendenza inevitabile.
Il nucleo della sostituzione occupazionale risiede nel fatto che l’intelligenza artificiale possiede, rispetto ai lavoratori umani, un vantaggio sul piano delle competenze. Il percorso attraverso cui avviene tale sostituzione consiste nel progressivo indebolimento della competitività delle competenze tradizionali dei lavoratori, man mano che le capacità dell’intelligenza artificiale si ampliano e si rafforzano.
Poiché questo processo è caratterizzato dal continuo alternarsi della crescita e del declino tra competenze nuove e competenze tradizionali, l’impatto sull’occupazione rimane, nella sua essenza, una manifestazione delle contraddizioni strutturali del mercato del lavoro: l’equilibrio tra domanda e offerta di competenze e capitale umano si infrange continuamente, subendo al contempo continui processi di ribilanciamento. Dal momento che la natura dell’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione consiste proprio nel rafforzare costantemente le contraddizioni strutturali del mercato del lavoro, la risposta a tale impatto e il superamento delle contraddizioni strutturali nelle scelte e nelle strategie politiche, mostrano un’evidente convergenza e si prevede che producano effetti analoghi. Considerando che i problemi del lavoro causati dall’intelligenza artificiale hanno un carattere di persistenza e persino di irreversibilità, le politiche dirette a fronteggiare tale impatto e quelle volte a risolvere queste contraddizioni dovrebbe puntare più in alto, perseguendo un’idea di sviluppo incentrato sul popolo e aggiornando le strategie politiche a riguardo.
Attualmente, gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione sembrano non essersi ancora manifestati pienamente; in realtà essi si stanno già producendo silenziosamente e potrebbero emergere all’improvviso.
Se non verranno rapidamente ed efficacemente implementate le politiche attive per l’occupazione, dando forma a un modello di sviluppo favorevole all’occupazione e adeguato all’era dell’intelligenza artificiale, il progresso esponenziale e la diffusione dell’intelligenza artificiale finiranno inevitabilmente per produrre un divario digitale anch’esso esponenziale. Si genererebbe un forte disallineamento tra le tecnologie dirompenti a crescita esponenziale e l’attuale quadro politico e assetto istituzionale, che rimangono invece relativamente stabili.
Orientarsi verso un modello di sviluppo favorevole all’occupazione
La prevenzione e la risposta all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione dovrebbero partire innanzitutto sin dalla fase di concepimento della tecnologia, orientando in modo proattivo le direzioni della ricerca e dello sviluppo e correggendole continuamente in funzione degli effetti prodotti.
L’intelligenza artificiale possiede una capacità di potenziamento estremamente elevata e in costante crescita; ciò significa anche che il suo impiego concreto può essere indirizzato verso direzioni differenti e produrre conseguenze profondamente diverse.
Nel campo della ricerca sull’intelligenza artificiale esiste da tempo il concetto di allineamento (“alignment”), il cui scopo è vincolare e guidare lo sviluppo e l’applicazione della tecnologia attraverso il diritto, le norme sociali, le intenzioni della collettività e il principio di un’intelligenza orientata al bene.
Per questo motivo, seguendo un orientamento fondato sia sui problemi dello sviluppo economico e sociale sia sugli obiettivi che esso persegue, occorre formulare questo tema nei termini di un allineamento dell’intelligenza artificiale con un modello di sviluppo favorevole all’occupazione.
L’allineamento della ricerca, dello sviluppo e dell’applicazione dell’intelligenza artificiale costituisce una scelta inevitabile e un elemento intrinseco dell’attuazione di un modello di sviluppo favorevole all’occupazione.
Sulla base del principio della priorità all’occupazione, l’ulteriore proposta di un modello di sviluppo favorevole all’occupazione richiede di orientare la rivoluzione scientifica e tecnologica, guidata dall’intelligenza artificiale, in modo da massimizzare la creazione di nuovi posti di lavoro e, al tempo stesso, rafforzare l’elaborazione e l’attuazione delle politiche occupazionali.
I risultati di tale allineamento dovrebbero concretizzarsi nel fatto che la ricerca e l’applicazione dei modelli si concentrino maggiormente sul rafforzamento delle capacità dei lavoratori e meno sulla sostituzione dei loro posti di lavoro.
Ad esempioi, l percorso tecnologico che unisce la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale incarnata (embodied AI) è quello che, per natura e direzione, risponde maggiormente ai requisiti di creazione di nuovi posti di lavoro.
Sulla base del potenziamento delle capacità sensoriali offerto dalla realtà aumentata, gli agenti intelligenti, compresi i robot, possono rafforzare le capacità dei lavoratori sul piano della percezione e dell’azione, compensando le carenze in specifiche abilità e consentendo anche ai lavoratori relativamente più svantaggiati di svolgere un numero maggiore di lavori e di compiti.
L’intelligenza artificiale incarnata, rendendo gli strumenti intelligenti più sofisticati e orientati a obiettivi più definiti, può sviluppare una maggiore complementarità e sinergia con il lavoro umano, incrementando così i posti di lavoro in molteplici settori e mantenendo la stabilità occupazionale a livello macroeconomico.
Le politiche attive per l’occupazione adeguate all’epoca dell’intelligenza artificiale comprendono, da un lato, il miglioramento qualitativo e l’aggiornamento dei servizi pubblici per l’impiego già esistenti, così da individuare con maggiore precisione i fattori che oggi limitano il mercato del lavoro e aumentare l’efficienza e il grado di corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro; dall’altro lato, includono l’ampliamento delle competenze e del raggio d’azione dei servizi pubblici per l’impiego, secondo le esigenze di un modello di sviluppo favorevole all’occupazione.
L’aspetto più indispensabile e al tempo stesso più urgente di questo ampliamento consiste nel fare leva sull’autorità del diritto, della regolazione e delle politiche industriali, nonché sui relativi meccanismi di incentivo e sanzione, per orientare lo sviluppo e l’applicazione dell’intelligenza artificiale verso gli obiettivi delle politiche attive per l’occupazione, così che le tecnologie più avanzate vengano integrate in un modello di sviluppo favorevole all’occupazione.
In termini concreti, attraverso strumenti di regolazione, incentivi, sanzioni e orientamento, occorre fare in modo che gli effetti dell’intelligenza artificiale nella creazione di posti di lavoro siano, per quanto possibile, superiori agli effetti di distruzione dei posti di lavoro già esistenti.
Realizzare il potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego
Di fronte alle severe sfide poste dall’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, è necessario intensificare ulteriormente le politiche attive del lavoro sulla base dell’attuale quadro politico di contrasto alle contraddizioni strutturali dell’occupazione, accrescendo la specificità delle misure e sviluppando un approccio e meccanismi di governance preventiva.
Le capacità di apprendimento dell’intelligenza artificiale e degli agenti intelligenti diventano sempre più elevate, così come la loro capacità di acquisire le diverse competenze dei lavoratori. Per questo motivo, rafforzare il capitale umano per far fronte all’impatto dell’intelligenza artificiale costituisce senza dubbio una misura imprescindibile.
Poiché le nuove competenze diventano continuamente obsolete e le capacità dei lavoratori devono essere aggiornate costantemente, parallelamente all’evoluzione delle mansioni, non si può confidare nel fatto che la formazione professionale possa risolvere il problema rapidamente e in modo definitivo.
Per quanto riguarda i servizi pubblici per l’impiego, l’adattamento ai cambiamenti della natura del capitale umano nell’era dell’intelligenza artificiale e alle trasformazioni dei modelli di formazione richiede un significativo rafforzamento dell’attività formativa rivolta ai lavoratori, fondato soprattutto su tre aspetti: un sensibile aumento della durata della formazione, l’assenza di un limite massimo alla frequenza dei percorsi formativi e l’ampliamento e aggiornamento costante dei dei programmi formativi, in sintonia con l’evoluzione dei tempi.
Per quanto concerne il sistema scolastico, il peso della formazione continua all’interno del sistema di sviluppo del capitale umano aumenterà in misura considerevole, diventando uno dei principali strumenti dell’apprendimento permanente.
Di fronte alle sfide senza precedenti poste dall’intelligenza artificiale, è necessario definire un approccio strategico e attuare misure nei seguenti ambiti. In primo luogo, occorre perfezionare i modelli di sviluppo del capitale umano. La responsabilità di spesa, sia per l’istruzione scolastica sia per la formazione continua, deve ricadere principalmente sul governo, configurandosi come una componente essenziale dei servizi pubblici essenziali rivolti all’intera popolazione e lungo tutto il ciclo di vita. In secondo luogo, oltre alla formazione professionale incentrata sul principio dell’apprendimento immediato delle competenze urgenti per l’utilizzo e la gestione dell’intelligenza artificiale, e a quella di riqualificazione finalizzata a un rapido reinserimento lavorativo, è fondamentale valorizzare la complementarità tra intelligenza umana e artificiale. Occorre porre un accento particolare sulla complementarità tra intelligenza umana e artificiale, valorizzando i vantaggi comparati del capitale umano per anticipare, per quanto possibile, le dinamiche evolutive nell’interazione con l’intelligenza artificiale.
Infine, è necessario ottimizzare i meccanismi di corrispondenza tra domanda e offerta di risorse umane. Tenendo conto delle peculiarità dell’era dell’intelligenza artificiale, occorre migliorare costantemente l’efficienza dell’incontro tra domanda e offerta attraverso la sinergia tra il mercato del lavoro e il sistema dei servizi pubblici per l’impiego. Le riforme dovranno mirare a innalzare il livello di integrazione amministrativa, rafforzare la coerenza degli obiettivi orientati all’occupazione, coordinare l’impiego delle risorse finanziarie e riallocare i mezzi disponibili, al fine di risolvere progressivamente le contraddizioni strutturali del mercato del lavoro.
L’erogazione efficiente dei servizi pubblici per l’impiego deve anche saper sfruttare l’intelligenza artificiale, avvalendosi di dati, modelli, algoritmi e altri strumenti tecnologici di potenziamento, seguendo il metodo del “ripagare con la stessa moneta” (combattere la tecnologia con la tecnologia stessa).Dal punto di vista teorico, la capacità dell’intelligenza artificiale di creare nuovi posti di lavoro può non solo eguagliare la sua capacità di sostituzione delle mansioni, ma, in una prospettiva di lungo periodo, la creazione occupazionale è pienamente in grado di superare la distruzione dei posti di lavoro. Tuttavia, a causa dell’orientamento degli incentivi, per cui la sostituzione del lavoro genera un ritorno economico di mercato immediato, mentre la creazione occupazionale produce soltanto un ritorno sociale a lungo termine, si verifica più frequentemente uno scenario in cui l’effetto di sostituzione prevale su quello di creazione. Per risolvere questo nodo di incompatibilità degli incentivi, è necessario, attraverso le politiche pubbliche, predisporre preventivamente meccanismi di condivisione del rendimento sociale, incentivando l’innovazione tecnologica e istituzionale mirata alla creazione di posti di lavoro.
Perfezionare le istituzioni del mercato del lavoro e il sistema di sicurezza sociale
La forza lavoro è un fattore produttivo particolare, poiché il suo supporto è costituito dal lavoratore stesso, cioè dalla persona. Per questo motivo, nel processo delle attività economiche e della creazione della ricchezza sociale, è necessario non soltanto allocare le risorse umane mediante i meccanismi del mercato, ma anche tutelare i diritti dei lavoratori attraverso una serie di istituzioni.
In questo senso, il mercato del lavoro è soggetto a fenomeni di fallimento del mercato. Quanto più la rivoluzione scientifica e tecnologica e la trasformazione industriale assumono un carattere dirompente, tanto più intensa diventa la “distruzione creatrice” e tanto meno i meccanismi di mercato si rivelano in grado di proteggere i diritti dei lavoratori. Di conseguenza, la necessità e l’urgenza delle istituzioni del mercato del lavoro diventano ancora più evidenti.
Il carattere rivoluzionario dell’intelligenza artificiale si manifesta anche sotto questo aspetto, ponendo nuove questioni alla costruzione delle relative istituzioni.
Tra gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione già manifestatisi o destinati a manifestarsi, un cambiamento caratteristico che non può essere trascurato risiede nel fatto che in passato, il funzionamento delle istituzioni del mercato del lavoro — ad esempio la legislazione e l’applicazione delle norme in materia di occupazione e sicurezza sociale, l’attuazione del salario minimo, la contrattazione collettiva, il sistema dei contratti di lavoro e l’arbitrato delle controversie di lavoro — aveva come principale oggetto della regolazione e della vigilanza il datore di lavoro, operando in un contesto e con aspettative relativamente stabili, al fine di mitigare gli effetti negativi dei fallimenti del mercato del lavoro.
Oggi, invece, ci si trova a confrontarsi con soggetti che controllano strumenti tecnologici quasi onnipotenti e devono essere in grado di controbilanciare quegli algoritmi e quei modelli che non sono conformi alle norme sociali.
Allo stesso tempo, l’occupazione e l’attività imprenditoriale hanno ormai oltrepassato i confini del tradizionale rapporto con il datore di lavoro.
Di conseguenza, i relativi istituti normativi non solo devono padroneggiare strumenti tecnologici più avanzati e strutturati, ma anche possedere una capacità di previsione nei confronti dell’evoluzione della tecnologia, dell’economia e della società.
Se, in una determinata fase storica, per garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema di sicurezza sociale è necessario sottolineare il principio di corrispondenza tra contribuzione e benefici, ricorrendo anche a rigorosi meccanismi di identificazione dei beneficiari, l’intensificarsi della penetrazione dell’intelligenza artificiale mette oggi in discussione sia la necessità sia la fattibilità operativa di identificare i beneficiari.
Attualmente è sempre più difficile stabilire con certezza quanti anni di istruzione siano sufficienti, quali indirizzi scegliere nella formazione professionale, nell’università o negli studi post-laurea, oppure quali competenze possedere per non dover temere che il proprio posto di lavoro venga colpito dall’impatto dell’intelligenza artificiale.
Di conseguenza, anche individuare, attraverso meccanismi specifici, quali gruppi debbano ricevere determinate prestazioni di sicurezza sociale diventerà sempre più difficile.
Per questo motivo, mantenendo un’adeguata gradualità e rispettando un ritmo progressivo di attuazione, il sistema di sicurezza sociale dovrebbe assumere un carattere maggiormente universalistico, abbassando in modo significativo le soglie di accesso così da estendere la copertura a una platea più ampia di persone.
Con la diffusione sempre più ampia dell’intelligenza artificiale in numerosi settori economici, diventa sempre più evidente la sua capacità di aumentare la produttività del lavoro.
Diversi Paesi stanno discutendo e sperimentando nuove forme di istituzioni del mercato del lavoro e nuovi modelli di welfare universalistico, con l’obiettivo di distribuire in modo più esteso i benefici derivanti dall’aumento della produttività e di rispondere all’impatto sull’occupazione.
Alcuni dei modelli più discussi trovano corrispondenza con istituzioni del mercato del lavoro o programmi di sicurezza sociale già esistenti in Cina e possono costituire un punto di riferimento per la loro evoluzione.
Ad esempio:
- L’adozione del “reddito di base universale” come parametro di riferimento, per ampliare la copertura e aumentare i livelli dei sussidi minimi di sussistenza;
- La transizione graduale dal sistema del salario minimo verso un modello fondato sul salario di sussistenza (living wage);
- La trasformazione del sistema pensionistico dei residenti urbani e rurali in un sistema pensionistico di base non contributivo, che garantisca una copertura uguale e incondizionata a tutti gli anziani;
- L’attuazione concreta del principio di un’intelligenza artificiale orientata al bene, nell’ambito della terza distribuzione della ricchezza al fine di incentivare la nascita di una nuova forma di responsabilità sociale d’impresa, e altre misure affini, e così via.

