Mai più senza casa, un grido comune

La crisi abitativa non è un’emergenza

Negli ultimi anni, trovare casa è diventato sempre più difficile in molte città europee. Non si tratta solo di una percezione diffusa, ma di una condizione concreta che attraversa territori diversi, con caratteristiche simili: aumento degli affitti, difficoltà di accesso alla casa e crescita della precarietà abitativa.

Sempre più persone si rivolgono a sportelli e reti di supporto, aumentano gli sfratti e cresce il numero di chi vive situazioni abitative instabili o prive di garanzie. Quello che emerge non è un fenomeno temporaneo, ma una trasformazione strutturale.

La crisi abitativa oggi riguarda il modo stesso in cui le città vengono costruite, gestite e trasformate.

Questo contributo nasce dal lavoro e dalle pratiche di PLAT – Piattaforma di Intervento Sociale e si inserisce in un confronto più ampio, come quello promosso dalla European Action Coalition for the Right to Housing and the City, che mette in relazione esperienze e conflitti su scala europea e che avrà il suo prossimo meeting proprio a Bologna, tra il 28 e il 31 maggio 2026.

Una crisi non solo alle nostre latitudini

Negli ultimi dieci anni, in gran parte dell’Europa, i prezzi degli affitti sono cresciuti molto più rapidamente dei redditi. Secondo diverse analisi europee, il costo della casa rappresenta ormai una delle principali voci di spesa per le famiglie, arrivando in molti casi a superare il 30/40% del reddito disponibile.

Questo fenomeno riguarda:

  • grandi città metropolitane
  • centri universitari
  • aree turistiche

ma si sta progressivamente estendendo anche a territori periferici.

Il risultato è una crescente difficoltà ad accedere a un’abitazione dignitosa, che colpisce non solo le fasce più povere, ma anche una parte sempre più ampia di popolazione.

Affitti in aumento, redditi fermi

In Italia, come in altri paesi, il divario tra redditi e costo della casa è diventato sempre più evidente.

Negli ultimi anni:

  • gli affitti sono cresciuti in modo significativo
  • i salari sono rimasti sostanzialmente stagnanti

Questo squilibrio produce un effetto diretto: sempre più persone, anche con un lavoro stabile, faticano a sostenere un affitto.

Si amplia così quella che viene spesso definita “fascia grigia”: persone troppo “ricche” per accedere all’edilizia pubblica, ma troppo “povere” per il mercato privato.

Il mercato immobiliare e la rendita

La crisi abitativa è strettamente legata al ruolo sempre più centrale della rendita immobiliare.

La casa viene trattata sempre più come:

  • investimento finanziario
  • bene da valorizzare
  • fonte di profitto

piuttosto che come un diritto, come una possibilità di vita e di autodeterminazione.

Fenomeni come:

  • la finanziarizzazione della casa
  • l’aumento degli affitti brevi
  • la concentrazione della proprietà

contribuiscono a ridurre l’offerta di abitazioni accessibili e ad aumentare i prezzi. In molte città europee, il numero di alloggi vuoti resta elevato, mentre cresce il numero di persone che non riescono ad accedere a una casa.

Politiche insufficienti

Di fronte a questa situazione, le politiche pubbliche risultano spesso insufficienti. In Italia, il progressivo disinvestimento nell’edilizia residenziale pubblica ha prodotto una forte riduzione della presenza di case popolari. Allo stesso tempo, molte politiche recenti si sono concentrate su forme di edilizia “sociale” o agevolata che non riescono a rispondere ai bisogni delle fasce più fragili.

A livello europeo, il tema della casa sta tornando al centro del dibattito, ma le risposte restano frammentate e subordinate alle logiche di mercato.

La casa non è uguale per tutte

La crisi abitativa non colpisce tutte le persone allo stesso modo. Una prospettiva transfemminista permette di vedere come l’accesso alla casa sia profondamente intrecciato con le disuguaglianze di genere, di classe e di origine. Per molte donne, così come per soggettività lgbtqiap+, la casa non è solo una questione economica, ma una condizione fondamentale per sottrarsi alla violenza patriarcale.

Violenza e dipendenza abitativa

In Europa, i dati mostrano come la violenza patriarcale sia un fenomeno strutturale e come avvenga principalmente in ambito domestico. Questo significa che la casa, lungi dall’essere uno spazio neutro, è spesso il luogo in cui la violenza si produce.

Allo stesso tempo:

  • la dipendenza economica
  • la precarietà lavorativa
  • la mancanza di soluzioni abitative e di un welfare efficace

rendono difficile uscire da situazioni violente. Le strutture di accoglienza esistono, ma sono limitate e temporanee. Senza accesso a una casa stabile, i percorsi di autonomia e autodeterminazione rischiano di interrompersi, di non essere una reale possibilità per chi decide di fuoriuscire dalla violenza. 

Welfare e crisi sociale

La crisi abitativa è strettamente legata a quella del welfare. Negli ultimi anni, in Italia e in molti paesi europei, si è assistito a:

  • tagli al welfare
  • riduzione degli investimenti in scuola e sanità
  • aumento delle disuguaglianze

Allo stesso tempo, cresce la spesa militare e si rafforzano politiche securitarie. Questo squilibrio produce un sistema in cui il peso della cura e della riproduzione sociale viene scaricato sulle famiglie, e in particolare sulle donne e le soggettività femminilizzate e razzializzate, sempre più sfruttabili. 

Servizi, scuola e accesso alla città

La mancanza di servizi incide direttamente sulla possibilità di abitare un territorio.

Senza accesso a:

  • servizi educativi
  • supporto linguistico
  • spazi di socialità

diventa più difficile lavorare, costruire relazioni e vivere in modo stabile.

Le esperienze dal basso, come doposcuola autogestiti e sportelli sociali, diventano spesso strumenti fondamentali per rispondere a bisogni immediati, ma non possono sostituire politiche pubbliche strutturali.

Una crisi strutturale

Mettendo insieme questi elementi, emerge un quadro chiaro: la crisi abitativa non è un’anomalia, ma il risultato di un modello economico e urbano che mette al centro la rendita e il profitto. La casa diventa una merce, mentre il diritto all’abitare viene progressivamente eroso.

Rimettere al centro il diritto all’abitare

Affrontare la crisi abitativa significa cambiare prospettiva.

Significa:

  • riconoscere la casa come diritto fondamentale
  • investire nell’edilizia pubblica
  • limitare la speculazione
  • utilizzare il patrimonio esistente
  • rafforzare i servizi e il welfare
  • aumentare le risorse per la fuoriuscita dalla violenza

Ma significa anche costruire pratiche collettive capaci di incidere sulle dinamiche urbane.

Una questione collettiva

La crisi abitativa riguarda tutte e tutti. Non è solo una questione individuale, ma un terreno centrale di conflitto e trasformazione.

Per questo è fondamentale costruire spazi di confronto e coordinamento, anche a livello europeo, come quelli promossi dalla European Action Coalition for the Right to Housing and the City.

Perché il diritto all’abitare non è solo una rivendicazione: è una condizione necessaria per vivere, muoversi e costruire relazioni dentro le città.