11 marzo: bandiere rosse al vento

11 marzo 1977, Bologna, via Mascarella, h 12.45: davanti al civico 37 cade ammazzato Francesco Lorusso, studente di medicina, immigrato meridionale, membro del servizio d’ordine antifascista di Lotta continua, organizzazione politica discioltasi l’anno prima.

La giornata dell’11 comincia con la notizia di un’assemblea di Comunione e Liberazione all’Istituto di anatomia in via Irnerio. Alcuni contestatori riescono a introdursi, ma vengono individuati e allontanati con la forza. La reazione è immediata: una quarantina di compagni accorrono. Non si può lasciare tale agibilità ai «por-ciellini», legati ai responsabili politici Dc del disastro industriale della nube di diossina abbattutasi il 10 luglio 1976 sugli abitanti di Seveso. Ma il rettore Carlo Rizzoli invoca l’intervento delle forze dell’ordine.

Volano sampietrini e molotov. Piovono lacrimogeni. In via Irnerio, Il carabiniere di leva Tramontani esplode dodici colpi di Winchester, pare ad altezza d’uomo. Secondo alcuni testimoni a sparare contro quegli «strani studenti» sono agenti di polizia, secondo altri un agente in borghese. Le certezze sono solo due: una pallottola attraversa a morte Francesco, numerose si imprimono sul muro dove ancora cerchi di gesso le contano. Per il giudice istruttore Catalanotti fu legittima difesa, in applicazione della prima vera legge speciale italiana, la legge Reale del ‘75.

Forse solo le violenze inaspettate dell’8 marzo avrebbero potuto far presagire un simile evento. «Siete in guerra e non potete essere criticati», disse il sindaco Pci Zangheri al questore Coccia. La città viene aperta dal sindaco all’invio dei carrarmati di «Kossiga» per reprimere la rabbia dei collettivi autonomi che quel pomeriggio si riversa nelle strade del centro. Altra nota surreale: la Federazione dei metalmeccanici chiama fuori dalle fabbriche gli operai a presidiare il sacrario dei partigiani.

Gli scontri di quella giornata, noti anche per il saccheggio del Cantunzein e dell’armeria Grandi, si protrassero fino a notte. Il giorno dopo era prevista una grande manifestazione a Roma per il compagno condannato Panzieri. Anche da Bologna sarebbero dovuti partire l’indomani. Invece si scese ancora in piazza per Francesco. Radio Alice svolse una telecronaca che servì come direzione logistica e di autotutela dei manifestanti, finché non fu chiusa dall’irruzione della polizia.

Per Zangheri, intervistato da Augias, dietro le violenze si nascondevano «gruppi di provocatori», forse anche stranieri, che da settimane agivano in città. Si parla di via dei Volsci, e così nello stesso anno vengono chiuse le sedi degli autonomi di San Lorenzo e di Radio Onda Rossa. La mania picista del «complotto» isola i giovani proletari e ne condanna le rivendicazioni di rifiuto del lavoro e dei sacrifici, di reddito slegato dalla produzione, in nome del compromesso storico.

Eppure di infiltrati, se ne contano solo tra gli assassini di Giorgiana Masi. Mentre i fascisti, protetti dalla polizia, uccidono Walter Rossi e Benedetto Petrone. Tutt3 nello stesso anno.

Il 13 si terranno le esequie di Francesco presso la Certosa. Il centro città è precluso. Dal comune di Bologna non sono mai giunte scuse ufficiali. Solo un concerto gratuito dei Clash, per riconciliarsi coi giovani.

Uccidono un compagno, ne nascono altri cento!